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Voglio raccontarvi la storia del mio incontro con Mauro Corona. Nell'estate del 1997 uscì il suo libro "Il volo della martora". Poco prima di leggerlo, lessi "Microcosmi" di Claudio Magris, recente vincitore del Premio Strega, che mi deluse non poco: un gran libro che non dice nulla. |
Quando lessi il libro di Mauro, che mi lasciò stupefatto per la
sua gran freschezza, naturalezza, immediatezza, ricchezza, Qualità (con la Q maiuscola
come definita da R.Pirsig nel già citato testo), volli scrivergli una lettera di
complimenti e felicitazioni, esprimendogli le mie considerazioni su quanto scritto da
Magris nel suo Microcosmi (Magris, oltre a dedicare a Corona un passo di Microcosmi, fece
anche la prefazione al suo libro). Gli dissi che Magris ha scritto 500 pagine senza dire
nulla, mentre lui in tre righe spiega i misteri dell'Universo, con parole che anche un
bimbo può capire. La mia lettera gli piacque molto. Mi scrisse un paio di volte,
mandandomi anche questi suoi disegni, che serbo con gelosia.
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Il successivo inverno mi trovai ad una serata di presentazione del suo libro. Pioveva e faceva freddo, e Mauro arrivò in canottiera e leggermente alticcio, come suo solito. Il relatore tardava, e Mauro si arrabbiò un po' lamentandosi che non poteva parlare lui del suo libro, occorreva che qualcun'altro lo facesse. |
Naturalmente non mi conosceva di persona. Ero seduto in prima fila, cosicchè allungai una mano e gli diedi copia della mia lettera. "Ah! Paolo! Sei tu!" mi abbracciò, mi fece sedere al tavolo del relatore e mi disse: "Parla tu!". E lo feci. Mi capitò così di fare la prolusione al suo libro. Parlai delle meraviglie che Mauro sapeva trarre da ogni cosa (basta vedere le sue sculture per capirlo) e del confronto del suo libro con i "Microcosmi" di Magris. La presentazione piacque molto al pubblico che mi coprì di applausi.
Ora ho un nuovo amico.